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Il primo trapianto di midollo osseo in Italia: intervista a Pino Tosi

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Pubblicato da in Testimonianze ·
Il primo trapianto di midollo osseo in Italia: intervista a Pino Tosi

Genova: 1976.
L’équipe del Prof.Alberto Marmont esegue il primo trapianto di midollo in Italia.

Da allora sono passati ben 40 anni e Pino, Giuseppe Tosi, il primo paziente ad aver subito un trapianto di midollo osseo in Italia, è in splendida forma!

Lo abbiamo incontrato un pomeriggio nel nostro ufficio, insieme alla moglie, e ci siamo fatti raccontare la sua storia:

“Era il 1976, e da qualche mese mi trovavo per lavoro in Basilicata. Un giorno mi venne un fortissimo mal di denti tanto che dovetti subire un’estrazione, andò tutto bene senza nessuna complicazione. Il giorno dopo iniziai ad avere la febbre, un forte mal di testa e un senso di pesantezza alle gambe. Stavo molto male, e decisi di tornare a casa; presi l’aereo e tornai a Genova dove chiamai immediatamente il mio medico curante, il quale mi diagnosticò una brutta bronchite. Inutile dire che aveva preso un abbaglio.
Nonostante le iniezioni prescritte la febbre continuava a salire e decisi quindi di andare all’ospedale. Mi ricoverarono all’Ospedale Evangelico dove fui sottoposto a visite ed esami. Gli esiti degli esami erano tutt’altro che positivi. Mi diagnosticarono una leucemia.
I miei fratelli entrarono in contatto con il Prof. Aberto Marmont (il primario di Ematologia dell’Ospedale San Martino, ndr) il quale dopo alcune verifiche escluse la leucemia ma sentenziò si trattasse di una grave forma di aplasia midollare (una malattia che “blocca” la produzione delle cellule del sangue ndr).
Venni subito ricoverato all’Ospedale San Martino presso il reparto del Prof. Marmont e li iniziai la mia terapia.
A 20 giorni dal ricovero la situazione non migliorava, i valori erano sempre bassissimi.
Il Prof. Marmont, che aveva assistito a delle operazioni di trapianto di midollo osseo effettuate dal Prof. Bruno Speck (pioniere del trapianto di midollo osseo in Europa ndr) a Basilea, decise che quella del trapianto era l’unica strada percorribile per la mia guarigione.Contattò il Prof. Speck il quale accettò di collaborare.
Il primo passo fu quello di cercare del donatore compatibile. La mia famiglia Iniziammo è molto numerosa, siamo 9 fratelli e sorelle, ma solo mio fratello Paolo risultò compatibile.
Nell’Aprile 1976 subii il trapianto di midollo osseo. Fu il primo trapianto di midollo osseo in Italia.
Entrai in camera sterile, e li vi rimasi per circa un mese. Subito ebbi una forma di rigetto che mi portò ad avere un po’ di problemi, furono molte e diversificate le terapie a cui mi sottoposi.
Tornai a casa a Luglio qualche giorno prima del mio 24esimo compleanno. Ogni due giorni mi sottoponevo ai controlli, la terapia cambiava in continuazione, ma il mio fisico reagiva positivamente
Con il passare dei mesi i valori rientrarono nella norma. Piano piano da li iniziò la mia ripresa. Cominciai a stare meglio, ripresi completamente la vita che facevo prima. Fino ad arrivare ad un anno esatto dal trapianto, quando ricominciai a lavorare.
Arrivò anche l’estate e con grande felicità riuscii a dedicarmi ad uno dei miei più grandi hobby: la pesca subacquea.
Ripresi una vita normalissima, assieme a mia moglie e ai miei due figli.
Ed eccomi qui…Ora dopo tanti anni di lavoro ora mi godo la pensione.
Le sofferenze sono state tantissime. La vita dopo il trapianto ti cambia. La strada da percorrere per la guarigione è tutta in salita ma io non ho mai perso la speranza: con un pizzico di fortuna, ottimismo e tanta voglia di vivere l’ho affrontata e ho superato tutti gli ostacoli.
Chi ha la disgrazia di andare incontro ad una malattia del genere e affrontare le cure, il trapianto e tutto il percorso successivo, deve affrontarlo con ottimismo e con il morale sempre alto. La voglia di vivere è una medicina in più che uno ha”.

Dal 1976 all’ospedale San Martino sono stati eseguiti oltre 2500 trapianti di midollo osseo da donatore e 2000 con cellule staminali autologhe : per questi trapianti vengono eseguite ogni anni circa 6000 accessi in day hospital , 3500 visite e 18000 esami di laboratorio.

Nel 2010 il gruppo trapianti del San Martino, diretto allora dal Prof. Andrea Bacigalupo, ha sviluppato un protocollo pazienti con malattie avanzate , utilizzando donatori familiari parzialmente compatibili, noti come donatori aploidentici: da allora son stati eseguiti oltre 350 trapianti con questo protocollo, e in una recente revisione del gruppo Europeo (EBMT), il Centro del San Martino è risultato quello con la più bassa tossicità.

Il protocollo Genova è stato esportato in altre città italiane e all’estero. La casistica combinata del centro di Genova , ora diretto dal Prof. Emanuele Angelucci, e di altri Centri (Roma, Francoforte, Gotenburg, Ancona, Cuneo, Pavia) , verrà presentata in forma orale, al prossimo congresso americano (ASH) nel dicembre 2016.

L’Ospedale San Martino continua a rappresentare un punto di riferimento per pazienti affetti da emopatie provenienti da tutte le regioni Italiane.



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